Signposts from a Contested Landscape: A Photographic Archive

Words and images by Diego Segatto

In this original article for arenaofspeculation.org, Diego Segatto shares his experiences of reading the conflict through the built and natural landscapes of Israel-Palestine. His photographs are generously shared here on a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 license.

Questo articolo è pubblicato anche in italiano. Il testo italiano segue l’inglese.

Surveillance camera on the Via Dolorosa, Jerusalem/Al-Quds

Surveillance camera on the Via Dolorosa, Jerusalem/Al-Quds (Diego Segatto)

Imagine you are a tourist. You are on a pilgrimage to the Holy Land, and after a long visit to Jerusalem you stumble upon one of those stark roadblocks they call “checkpoints”. Or you want to visit Tel Aviv and the Negev, but a friend suggests you extend your visit to the Occupied Territories. Or even, you are so curious about this “conflict of conflicts” that you decide to take a ten day journey in order to deepen your understanding.

In all three cases, you may well return without having understood anything. And without having risked anything, except innocence. But to go deeper there are conditions: you need good guides, you need to live in close quarters with the mechanisms that drive, torment and complicate this tiny piece of the Middle East.

Segregated road system, Beit Jala

Segregated road system, Beit Jala (Diego Segatto)

There are other places on this planet where you can witness war up close, but in most cases they are too dangerous to escape unharmed. Yet Palestine and Israel offer surreal experience: the world does not offer another window where one can so easily witness a complete catalogue of the most modern techniques of repression, suffocation, control, resistance, subversion, manipulation, consumption, international mobilisation, speculation, fragmentation, erasure, stratification, planning and rhetoric of conflict.

You may get seduced by neutrality, but it is difficult to ignore the polarised extremes. But then you see. And at that moment, as if you have deciphered a cryptic code, the system begins to reveal its intricacy, in which every stone, every brick, tells its own political story.

My own experiences in Palestine have come about through an ongoing collaboration with Decolonizing Architecture. With this group I work on communicating the narratives of these hidden signs and symbols. Where humans attribute a single place with violently different meanings, whether religious, ideological or economic.

Israeli Dead Sea resort in the occupied West Bank, near Jericho

Israeli Dead Sea resort in the occupied West Bank, near Jericho (Diego Segatto)

The images here are from a selection for an exhibition on ‘borders’ at Museo di Bard (Valle d’Aosta, Italy), and represent my first attempt in 2009 to capture some of the signifiers of this contested landscape.

Diego Segatto is an architect and creative director of OQ#_OpenQuadra studio, and coordinator of Re:Habitat regeneration group, both based in Bologna, Italy.

His practice has an inter-disciplinary focus. Where the fields of practice encompass numerous and varied problems, design becomes that dimension of thought and action which can bring them together, highlighting the connections and the true crux of research: the importance of language and overall vision.

Image Gallery (click thumbnails to view)

Testo originale italiano

Mettiamo che siate un turista. Siete in pellegrinaggio nella Terra Santa e dopo una lunga visita a Gerusalemme vi spingete oltre uno di quei gelidi posti di blocco che chiamano check-point. Oppure volete visitare Tel aviv e il Negev, ma un vostro amico vi ha suggerito di allungare lo sguardo anche ai Territori Occupati. O addirittura, siete talmente curiosi di capire qualcosa sul “conflitto dei conflitti” da prendervi 10 giorni premio per un viaggio di approfondimento.

In tutti e tre i casi, potreste tranquillamente tornare senza averci capito nulla. Non rischiate nulla, eccetto l’innocenza. Ma per andare più a fondo ci sono delle condizioni: avete bisogno di buone guide, avete bisogno di entrare in relazione profonda con i meccanismi che animano, tormentano e complicano questo fazzoletto di medio-oriente.

Ci sono altre zone sul pianeta per guardare un’occupazione e la guerra da vicino, ma troppo pericolose per uscirne incolumi. Palestina e Israele formano un’esperienza drammaticamente surreale: non esiste al mondo una simile finestra panoramica da cui osservare il catalogo completo delle più moderne tecniche di repressione, asfissia, controllo, resistenza, sovversione, manipolazione, metabolizzazione, mobilitazione internazionale, speculazione, frammentazione, occultamento, stratificazione, pianificazione e retorica del conflitto.

Potete farvi tentare dalla neutralità, ma è difficile evitare altalenanti polarizzazioni. Fino a che vedrete. E solo allora come un codice informatico di cui avete scoperto la chiave, il sistema comincerà a svelarvi una complessità in cui ogni sasso, ogni mattone parla di politica.

Il mio progetto di esperienza in Palestina è reso possibile grazie alla collaborazione con Decolonizing Architecture. Con questo gruppo opero sulla trasmissione del messaggio, sul segno in-visibile e sulla simbologia. Ambiti umani che in un simile luogo addensano e sovrappongono violentemente significati religiosi, ideologici e di mercato.

Le immagini qui riportate provengono da una selezione per l’esposizione sui confini al Museo di Bard (Valle d’Aosta, Italia) e costituiscono il mio primo tentativo, nel 2009, di cogliere alcuni segni parlanti di un paesaggio conteso.

Diego Segatto è architetto/direttore creativo di OQ#_OpenQuadra studio e coordinatore di Re:Habitat _ organismo di rigenerazione, entrambe a Bologna, Italia.

L’aspetto interdisciplinare è al centro della sua pratica. Se i campi di applicazione sono molteplici e con differenti problematiche, la progettazione è quella dimensione tra pensiero e agire in grado di riunirli, mettendone in evidenza le connessioni e il vero nodo della ricerca: l’importanza del linguaggio e della visione d’insieme.

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